20 Ott Qui nessuno è straniero
Il Decreto Legge del 30 Settembre 2026, che fissa limiti in classe per la presenza di alunni con cittadinanza non italiana, che non sono nati in Italia o non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia e obblighi per i loro genitori, nonché la retorica con cui è stato preannunciato e accompagnato questo provvedimento, hanno inevitabilmente dato luogo a un susseguirsi di
commenti, approfondimenti e polemiche. Non possiamo non sentirci coinvolti, perché la nostra esperienza ci suggerisce un approccio diverso.
Anche quest’anno, come ogni anno, arrivano da noi ragazzi e ragazze della scuola secondaria di primo grado con background migratorio che affianchiamo al pomeriggio con i volontari e le
volontarie per un aiuto educativo: di supporto scolastico e linguistico, nonché di socializzazione. Sono rappresentanti della realtà della scuola pubblica italiana che accoglie diversità di abilità, età,
capacità, provenienza, genere, tradizioni, composizione famigliare, relazioni parentali, radici. Questo evidenzia una complessità non facile da affrontare per gli insegnanti, ma una ricchezza e
stimolo all’apprendimento eccezionale per gli alunni. E’ fondamentale dare e spiegare regole, indistintamente a tutti e dalle regole partire per educare, insegnare, promuovere la condivisione tenendo conto che bambini e bambine, ragazzi e ragazze, adolescenti hanno un enorme bisogno di essere ascoltati.
L’esperienza del confronto insegna ed incide sulla crescita, soprattutto se le diversità sono affrontate a pari dignità con il supporto delle insegnanti, delle famiglie, della società civile creando
una reale comunità educante che si arricchisce nel suo complesso.
Tante considerazioni le ha esposte con chiarezza e competenza Franco Lorenzoni, insegnante, in un articolo su Internazionale https://www.internazionale.it/opinione/franco-lorenzoni-2/2026/09/25/decreto-meloni-stranieri-scuola?cx_testId=8&cx_testVariant=cx_1&cx_artPos=2&cx_experienceId=EXFJJ599SXD7&cx_experienceActionId=showRecommendationsHPUPLSCZJFRI50#cxrecs_s
Quanto all’apprendimento della lingua italiana per gli adulti, siamo convinti che sia importante non obbligare, ma valorizzare il fatto che ogni corso di italiano non deve essere mai “solo” un
corso di lingua ma resta prima di tutto un’occasione di empowerment. Imparare l’italiano, anche a livelli non elevati, vuol dire poter prendere anche piccole decisioni in autonomia, potersi muovere con maggiore facilità, fare la spesa senza il timore di non capire, presentarsi a un colloquio a scuola, prenotare una visita medica online. Significa dare strumenti per diventare cittadini e
cittadine. E’ fondamentale dare mezzi facili e chiari affinché le persone diventino autonome, questo lo si fa riconoscendo la dignità e valore delle persone, creando relazioni con i e le
partecipanti in modo che vedano in te non solo un’insegnante; ma una persona con cui confrontarsi.
All’interno delle nostre attività capita molto spesso che sia l’intera famiglia a entrare in contatto con l’associazione: una madre segnala il corso a una figlia, un percorso per bambini viene poi
seguito anche dal fratello più piccolo, un’amica racconta a un’altra amica. Il passaparola è probabilmente lo strumento più potente che abbiamo: più efficace di qualunque volantino. Nel
tempo vediamo passare dall’associazione più generazioni della stessa famiglia, in percorsi diversi ma intrecciati.
Come richiamo a valori citiamo una celebre frase di Don Lorenzo Milani “Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri”.